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Gomorra d'Abruzzo. Mafie, massonerie e potentati economici e le speculazioni sul terremoto
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Alessio Di Florio
2009-05-26 12:39:07 UTC
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*Il grido di dolore dopo la ferita del 6 aprile sempre più diventa di rabbia
e di indignazione davanti alle speculazioni della ricostruzione. E la mafia,
con la compagnia dell'immancabile Massoneria, è più presente che mai.
*
*

3 e 32, 6 e 34. Non sono numeri qualsiasi. Sono due orari. Di due
avvenimenti avvenuti a 29 anni di differenza ma simili, maledettamente
simili, nelle radici e nelle conseguenze. Alle 6 e 34 del 23 novembre 1980
l'Irpinia fu devastata da un sisma potentissimo, che distrusse città intere
e uccise migliaia di persone. Ma la devastazione più terribile cominciò
all'alba del giorno dopo. La camorra sfruttò tutte le possibilità della
ricostruzione per realizzare una delle più grandi speculazioni che la storia
umana ricordi. Monopolizzò gli appalti, rese la Campania un suo feudo e mise
le mani sulla totalità dell'apparato statale, inserendo a tutti i livelli
suoi uomini di fiducia, dall'ultimo ufficio periferico fino ai vertici
amministrativi regionali. Qualche settimana fa, un magistrato della Procura
di Napoli ha affermato che almeno il 70% della classe politica campana è
collusa con la camorra. E' figlia del terremoto irpino del 1980, quando lo
Stato abdicò a 'O Sistema.

Nel 1989 un terremoto molto più terribile, ma anche molto più silenzioso, ha
colpito la Campania. Non è avvenuto sotto terra, ma davanti ad una tavola
imbandita. Al ristorante La Taverna di Villaricca si sono ritrovati
camorristi, massoni, imprenditori e politici. Quella sera nacque quella che
Legambiente, anni dopo ricatalogando i documenti della propria sede campana
e notando che in ogni inchiesta giudiziaria ricorrevano sempre gli stessi
nomi, ha chiamato Rifiuti S.p.A. I presenti al tavolo si sono spartiti
l'enorme business dei rifiuti, dei veleni e delle morti. L'emergenza rifiuti
di questi anni, la scientificamente disastrosa gestione pubblica, il
triangolo dei veleni (che proprio in Villaricca vede uno dei suoi vertici)
nacquero quella sera.

Alle 3 e 32 del 6 aprile scorso un terremoto, meno devastante numericamente
ma comunque terribile, ha colpito L'Aquila, centro di una zona dove le
infiltrazioni mafiose e massoniche sono protagoniste della scena sociale da
diversi anni (nonostante i negazionismi di molti, a partire dall'ex
presidente regionale Ottaviano Del Turco). La criminalità organizzata trova
quindi un terreno ancora più fertile di quello irpino del 1980.

LA MAFIA IN ABRUZZO. I DOSSIER DI LEGAMBIENTE E LIBERA

Secondo i dati del recente dossier Ecomafia 2009 di Legambiente, l'Abruzzo è
al 9° posto nazionale per gli illeciti nel 'ciclo del cemento' e all'8° per
gli illeciti nel business dei rifiuti. Da segnalare nell'aquilano, a
Tagliacozzo, il sequestro di un immobile, nel quale è stato reinvestito il
'tesoro di Ciancimino', sindaco di Palermo negli Anni '70 e condannato per
mafia nel 2001.

Regolarmente, dal 1997, l'associazione ambientalista denuncia che l'Abruzzo
sta diventando una delle pattumiere delle scorie del Nord del Paese, con
camion di rifiuti tossici che si fermano nelle tantissime cave (enorme il
numero delle abusive) e nei tantissimi luoghi desolati della regione.
L'inchiesta Ebano ha documentato come alla fine degli anni '90 vi vennero
smaltite circa 60.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani provenienti dalla
Lombardia.

Dipinge benissimo la situazione della penetrazione mafiosa nella provincia
aquilana un paragrafo del recente dossier 'Mare - Monti' di Libera
Informazione. 'Nella Marsica c’è la camorra, come rivelano le operazioni
Replay e Tulipano. Per gli inquirenti, la famiglia campana dei Franzese,
insieme al clan dei Limelli-Vangone, gestiva un giro di droga tra la zona
Peligna e Pescara. Viene sequestrata una villa con piscina da un milione e
mezzo di euro. E nella Marsica ci sono anche quelli del clan Gionta di Torre
Annunziata. Un gruppo guidato da Emidio Viola, che gli investigatori
ritengono dedito allo spaccio di grandi quantità di coca. A comprovare
l’inquinamento camorristico della zona gli arresti di due pericolosi
latitanti: Nicola Del Villano, alla macchia dal 1994, definito il braccio
destro di Michele Zagara, capo del clan dei Casalesi, e Giuseppe Sirico,
della famiglia di Nola-Marigliano.
Gianni Lapis, prestanome dei Ciancimino di Palermo, si sarebbe adoperato nel
drenare appalti e finanziamenti pubblici in Abruzzo attraverso una serie di
società, tra le quali la Alba d’oro srl. Nel marzo 2009 arrivano tre
arresti: Nino Zangari, Achille e Augusto Ricci.

Nel 2008 parte nella Marsica un procedimento per 416 bis, ai danni di
abruzzesi e siciliani, con il sequestro di beni e capitali a Giovanni Spera,
figlio del boss siciliano Benedetto Spera.'

Un'inchiesta 3 anni fa documentò come l'agguato al boss Vitale era stato
deciso a Villa Rosa di Martinsicuro.

8 mesi fa è venuto alla luce che il narcotrafficante Diego Leon Montoya
Sanchez, tra i dieci maggiori ricercati dall'Fbi, aveva una base in Abruzzo.


Nel Parco Nazionale d'Abruzzo si era rifugiato Nicola Del Villano, esponente
di primo piano della famiglia Zagaria. Gianluca Bidognetti era in Abruzzo
mentre la madre prendeva la decisione di pentirsi.

A Rosciano, in provincia di Chieti, la famiglia siciliana dei Bellìa (nota
alle cronache per essere considerata una famiglia 'mafiosa', e di cui alcuni
componenti sono stati colpiti diversi mesi fa da provvedimenti giudiziari
per traffico illecito di rifiuti) ha ottenuto la gestione di una discarica
di materiali inerti. Clamorosa la vicenda di Walter Bellìa, arrestato appena
giunto alla stazione ferroviaria di Pescara Porta Nuova, con un'arsenale che
contemplava, tra le altre armi, diverse pistole e persino bombe a mano.

GLI ABUSI E GLI SCEMPI AMBIENTALI, PIAGA DI UNA REGIONE POLITICAMENTE
DEVASTATA

Il dossier di una nota multinazionale, protagonista dell'assalto alla
diligenza petrolifera che sta prendendo in ostaggio il futuro di tutta la
Regione, disse che 'l'Abruzzo è una regione camomilla, con bassi costi di
penetrazione e una conflittualità sociale inesistente'. Se la società civile
in alcuni casi ha visto esemplari e straordinari casi di resistenza civile e
nonviolenta, la classe politica, figlia della notte di San Valentino del
1992, ha totalmente abdicato.

I casi più eclatanti sono certamente i cicloni giudiziari che hanno
travolto, nell'arco di un anno e mezzo, i comuni di Montesilvano e Pescara e
la stessa Regione Abruzzo. Ma sono solo i più famosi. Nell'aquilano stesso
ci sono stati casi di comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, mentre
persino l'attuale Presidente della Regione Gianni Chiodi è sotto processo,
per abusivi relativi al crollo di una discarica a Teramo.

Tantissimi sono i casi in cui, anche senza palesi illegalità, la classe
politica rimane omertosa o si muove ai limiti della legalità.

L'estate scorsa un incendio, che avvelenò l'aria per giorni, fece emergere
una discarica di rifiuti tossici a Chieti Scalo. Il sindaco attaccò gli
ambientalisti che denunciarono la situazione, senza pronunciare una sola
parola sull'abusività della discarica. Nei dintorni della città di Vasto, le
discariche abusive vengono scoperte secondo ritmi altissimi, mostrando una
corona che cinge d'assedio l'intera periferia cittadina.

Da diversi mesi voci terribili si rincorrono sulla chiusura, nella costiera
Cupello, della discarica consortile. Una relazione della locale sezione
dell'ARTA(Agenzia Regionale per la Tutela dell'Ambiente) avrebbe evidenziato
innumerevoli irregolarità. Oltre le voci e alcuni scaricabarile tra il
presidente del consorzio e diversi sindaci non si è mai andato.

Riprendendo una denuncia delle associazioni ambientaliste, il Corpo
Forestale dello Stato l'anno scorso ha denunciato che l'esplodere di
un'emergenza rifiuti, pari se non superiore a quella campana (e alcune
avvisaglie si sono già avute in alcuni comuni), è questione di mesi.

Secondo documentate inchieste giornalistiche il peso della Massoneria, sulla
cui presenza nella regione esiste da sempre una fiorente letteratura
(secondo alcune ricostruzioni storiche persino la processione del Venerdì
Santo nella città di Lanciano sarebbe tutt'ora un rito di estrazione
massonica) è in costante aumento, lambendo anche istituzioni e politici di
altissimo livello, alcuni coinvolti in una recente inchiesta giudiziaria.

In tutta la Regione enorme è il traffico di sostanza stupefacenti e lo
sfruttamento della prostituzione. Quartieri di alcune città (a partire da
Pescara e Vasto) sono diventati zone franche della criminalità e diversi
sono stati i casi di sparatorie avvenute in pieno giorno e in luoghi
affollati.

Clamorosi appaiono i casi del Fluenti di Francavilla e del centro
commerciale Megalò (ribattezzato Regalò da alcuni ambientalisti) di Chieti
Scalo.

Nel primo caso i lavori del resort, costruito letteralmente sulla sabbia
(con i lavori che l'anno scorso fervevano a pochi passi dai bagnanti), sono
proseguiti fino a pochi passi dalla conclusione senza le autorizzazioni
della Capitaneria di Porto e dell'Agenzia del Demanio. Come sia stato
possibile che nessuno si sia accorto prima di un pachiderma del genere?

Il centro commerciale Megalò, costruito ormai diversi anni or sono, è stato
realizzato in una zona a fortissimo rischio idrogeologico e a pochissimi
passi dalle sponde del fiume Pescara. In caso di esondazione del fiume e di
alluvione (come successo nel 1992 e, in maniera maggiore, sul finire
dell'Ottocento) la catastrofe sarebbe immensa. Queste motivazioni hanno
portato, negli ultimi mesi, al blocco delle autorizzazioni alla costruzione
di Megalò 2, una vera e propria città commerciale che avrebbe dovuto
occupare una superficie di un milione di metri quadrati. Perché Megalò 2 è
stato bloccato e il primo fu autorizzato?

Resterà scolpito negli annali della malapolitica e della malasanità, la
mancata vigilanza sull'acqua dei pozzi di Bussi, avvelenati dagli scarti
della lavorazione della Montedison per quasi vent'anni. Una vicenda nella
quale siamo passati da posizioni paradossali (la legge vieta di mescolare
acque che rispettano i parametri di legge e acque che non li rispettano.
L'ACA affermò di non averlo mai fatto, ma al massimo di aver trasportato
sullo stesso tubo le due acque) alla confessione di incapacità di
rilevazione da parte della ASL.

CASE COSTRUITE CON LA SABBIA, IL G8 IN ARRIVO E UN DECRETO CHE AUTORIZZA
ogni SPECULAZIONE GIA' PERVENUTO

All'interno di questa drammatica devastazione del tessuto politico e sociale
il terremoto del mese scorso è la consacrazione definitiva del sistema
mafioso. In 40 giorni abbiamo già visto di tutto. Per evitare parte dei
rimborsi pubblici hanno falsificato, abbassandolo, il grado ufficiale del
terremoto. Nei primi giorni chiunque ha visto la televisione, o le immagini
dei giornali, si è reso conto della fragilità, della pessima fattura di
abitazioni e uffici pubblici. Dopo solo una settimana hanno contraffatto le
macerie, coprendole con materiali a norma di legge giunti da altri posti.
Abbiamo scoperto che per anni il cemento armato è stato sostituito da
sabbia, normale sabbia marina. Ma non è una scoperta di oggi. Saviano lo
denunciava apertamente già nel suo libro Gomorra. Queste le sue parole

Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz'Italia. E più di mezza.
Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato
su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno
dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua
sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini
che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a
rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via
tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi
di Varese, Asiago, Genova.
(pag. 236)

Passata la Pasqua e la prima ondata mediatica la sabbia è sparita dai
riflettori. Mentre abbiamo visto la processione dei costruttori, con le loro
litanie autoassolutorie, che assicuravano la bontà del loro operato,
lavandosi pilatescamente le mani. E, addirittura, accreditandosi come
partner per la ricostruzione. Probabilmente già pregustandosi gli incassi
del De-Cretino Abruzzo, un provvedimento col quale si autorizza ogni
speculazione e si consegnano le case di migliaia di persone, che dovranno
comunque investirci migliaia di euro (in quanto il subentro nei mutui non
sarà totale), alla Fintecna, che diventerà proprietaria degli immobili dei
quali si accollerà il mutuo (quindi gli attuali proprietari dovranno
accendere un altro mutuo per rimborsare la Fintecna). Un provvedimento che
dà la possibilità ad una sola persona, il commissario Bertolaso, di derogare
arbitrariamente a qualsiasi vincolo di legge, anzi imponendo alle normative
locali (a partire dai piani regolatori) di adeguarsi alle decisioni di
Bertolaso. E, mentre migliaia di proprietà e terreni comunali restano
inerti, moltissime famiglie, già colpite dal terremoto, si vedono requisire
case e terreni dove vivevano e lavoravano.

Il 28 marzo 2007 la Regione Abruzzo ha varato il 'Primo Programma regionale
delle verifiche tecniche per l'esecuzione delle verifiche dei livelli di
sicurezza sismica degli edifici pubblici ed opere infrastrutturali di
carattere strategico', realizzato dal Servizio per la 'previsione e
prevenzione dei rischi'. Fermiamoci qui con i roboanti nomi (ce ne sarebbero
un altro paio ...) e veniamo ai fatti nudi e crudi. Da due anni a questa
parte la Regione Abruzzo ha affidato la sicurezza degli edifici pubblici ad
una commissione. Dove non siedono, tanto per dirne una, rappresentanti
dell'Università ma i maggiori big dell'edilizia e delle progettazioni,
alcuni, stando ad alcune documentate inchieste giornalistiche, dei quali
iscritti a logge massoniche. Abbiamo visto tutti l'Ospedale e la 'Casa dello
Studente'. Il primo totalmente abusivo, mai collaudato e sconosciuto al
Catasto. Il secondo, crollato e assassino di 8 ragazzi, mentre due strutture
analoghe, mai attivate, sono rimaste tranquillamente in piedi.

L'Impregilo, l'azienda che ha realizzato quelle strutture, un nome che torna
in tutte le peggiori vicende giudiziarie e speculative degli ultimi anni
(rifiuti campani, Ponte sullo Stretto di Messina, TAV in Val Susa solo per
ricordarne alcuni), è ben conosciuto da moltissimi. I nomi dei membri della
Commissione Grandi Rischi sono pubblici. I nomi dei politici erano presenti
nelle schede elettorali di tutti noi quando distrattamente facevamo cadere
una croce. Conniventi e silenziosi in questi anni, e oggi codazzo del Mosé
che promette di traghettare L'Aquila verso new town splendenti. Intanto
regala il G8, vero emblema di tutto quello che sta accadendo e accadrà. Il
più screditato, inutile, arrogante, antidemocratico, abusivo organismo mai
creato dagli Stati opulenti per opprimere e affamare popoli e Nazioni.
Simbolo di tutte le devastazioni sulla pelle di miliardi di esseri umani,
trasformati in merci e variabili numeriche sul tavolo di immense
speculazioni.

LE MORTI DI SERIE B: I MIGRANTI SFRUTTATI E CANCELLATI DA CRONACA E MEMORIA

In conclusione, anche se molto potrebbe essere ancora detto, un pensiero
doverosamente corre a chi sotto quelle macerie è rimasto senza nome, e
rimarrà senza sepoltura. Perché, tra i tanti terribili atti di prepotenza
vigliacca e criminale che sono e stanno emergendo, è emersa anche la
terribile piaga dello sfruttamento dei lavoratori migranti senza documenti.
Decine, forse centinaia di persone, sconosciute ai registri comunali e
all'Ispettorato del Lavoro, sono morte e nessuno ha reclamato la loro salma.
Inesistenti per tutti, probabilmente straziati dalle ruspe e rimossi con le
macerie. Persone delle nazionalità più diverse. Riguardatevi Mare Nostrum,
il film del regista RAI Stefano Mencherini o le inchieste pugliesi del
giornalista de L'Espresso Fabrizio Gatti. Tornate con la memoria alla
manifestazione dei migranti di Castel Volturno, sfruttati dalla camorra e
oltraggiati dai megafoni del regime mediatico. Sappiate che è tutto reale,
non è una fiction o un reality, e molti loro fratelli sono stati assassinati
dal terremoto odierno. Sappiate che esistono anche loro. Lì dove le persone
muoiono sotto la sabbia. Dove è tornato lo spettro della tubercolosi, in
campi che quotidianamente scivolano verso l'inferno. Dove arriveranno presto
i più grandi criminali della roboante Comunità internazionale, trafficanti
di armi e speculatori sulle spalle dei poveri e degli oppressi ...



http://www.peacelink.it/abruzzo/a/29544.html
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